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il Cantiere Musicale
Numero 9, anno 2008

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Luca Ferrari
(4 febbraio 2008)

I Cantori di Carpino, giustamente celebrati in tempi recenti tanto da diventare patrimonio dell’UNESCO proprio lo scorso anno, hanno un corrispettivo anche nel nord Italia che per i limiti di un’arretratezza culturale tutta italiana, dell’atavica ritrosia del popolo ligure e degli effetti di una spaventosa, pervasiva colonizzazione culturale anglo-americana in atto, si continua a disconoscere.

Il Gruppo Spontaneo Trallalero, attivo da oltre vent’anni (è nato nel 1986 a Genova), è tra le espressioni in attività più compiute del 'trallalero', canto polivocale ritmico ad imitazione strumentale di tradizione orale, sulle cui origini i musicologi hanno perso il sonno senza risalire a spiegazioni definitive: chi, come l’insigne etnomusicologo Edward Neill, ha rinvenuto stretti legami con la polifonia liturgica cinquecentesca; chi, più empiricamente, si è limitato a registrare l'esistenza del trallalero già per lo meno dalla seconda metà dell'Ottocento.
Come il ‘canto a tenores’ sardo, il 'trallalero' è fenomeno esclusivamente locale (confinato più o meno nell’area che va dalla Liguria, epicentro Genova, all’Appennino emiliano), inimmaginabile e irripetibile altrove, quindi, benché la contemporaneità che viviamo ci abbia abituati a forzature spesso intollerabili in nome della "mondializzazione" della musica (la tarantella suonata al nord, la curenta ballata in Sicilia, lo stornello cantato in Alto Adige… e altre aberrazioni assortite).

Occorre avere una storia di riferimento, una cultura ‘bassa’ con cui si cresce e che si condivide per poterla tramandare con l'amore e la passione che è propria delle esperienze più autentiche. Non ci sono santi. Impensabile immaginare di poter ‘esportare’ stilemi, registri vocali e intrecci, armonie e temi del 'trallalero', dunque. Altrove non solo non avrebbe senso per ragioni storico-culturali, ma non funzionerebbe proprio perché a mantenerlo vivo, appunto, serve che siano 'quelle' persone e non altre, che si incontrino proprio in 'quei' luoghi (il GST da anni nella sede della Società Operaia Cattolica di S. Biagio della Val Polcevera)... Come quando si tenta, con risultati anche ottimi, di rifare il 'pesto', magari portando il basilico dalla Liguria. Mangiato in certe trattorie di Genova o dell'entroterra, ha sempre tutto un altro sapore...
Per questo, negli ultimi anni, ci siamo impegnati dal nostro modesto pulpito a lanciare sermoni di diffida nei confronti di coloro (autori, etichette discografiche, riviste…) che vanno spacciando stoltamente l’idea secondo cui, abbattuti idealmente i confini geografici, globalizzata la comunicazione, sia non solo possibile ma addirittura auspicabile una commistione tout-court di suoni, voci, strumenti come appartenessero allo ‘strumentario’ standard di tutti, a una sorta di "kit del musicista di world music": sufficiente essere musicisti, avere una buona intonazione, disporre soprattutto di una scaltra 'ars combinatoria'... e il gioco è fatto! (quindi, amici etnomusicisti, perché non mettere anche un bel trallalero nel vostro prossimo disco?).
Laura Parodi, unica donna ad essersi conquistata di diritto un ruolo all’interno di una squadra (= gruppo) di canterini (= cantori) di ‘trallalero’, storicamente solo maschile, ne ha raccontato l’affascinante storia in un ottimo libro già recensito su queste pagine (“La partenza”, editrice Il Golfo, con CD audio allegato) e il lungo, appassionante lavoro capillare di riscoperta, preservazione e diffusione che ne ha scongiurato i rischi della scomparsa definitiva.
Con il Gruppo Spontaneo Trallalero, diretto dal marito Giuseppe Laruccia, qui interpreta sedici canti, il più tradizionali: classici del repertorio delle squadre come “Quarto a-o mà”, "Ma se ghe penso" e “La partenza”, che ogni volta stupiscono ed emozionano per la loro straripante poesia e la dirompente, spontanea (appunto)espressività.

La novità dell’approccio del disco, lungi dal proporsi come compendio filologico (di cosa, poi?), sta nell’aver 'osato' trattare brani di genere 'popular' arrangiandoli alla maniera del 'trallalero': sbalordisce per questo l’esito della bellissima “Il problema più importante”, resa famosa da Celentano (!) nel 1964, in cui vengono valorizzate in particolare la melodia principale e la voce solista, mentre meno riuscita ci è parsa la notissima “Pippo non lo sa”, approcciata come si conviene con l’idea di un divertissement, proprio nello spirito del 'trallalero' i cui temi in genere sono di svago e divertimento.

Una nota particolare merita “Tiritoc”, composta dal 'pazzariello' Nando Citarella e arrangiata da Giuseppe Laruccia che realizza l’incontro suggestivo tra ‘trallalero’, rap e moresca con risultati assolutamente inattesi.

Prodotto dalla benemerita Felmay, al solito attenta a valorizzare quanto è a rischio di estinzione, “Vagabondo” è un’appassionante, divertente occasione per confrontarsi con una forma di canto popolare che è nel DNA di questo paese nonostante i più ancora la ignorino. Più immediato e duttile del ‘canto a tenores’ per gli intuitivi rimandi al canto di montagna, è consigliato soprattutto a coloro che vogliono mettersi alla prova con uno dei misteri più suggestivi e godibili della vocalità popolare.

 

Review from MUSICAL TRADITIONS
Article by Rod Stradling - 03/12/200707

Gruppo Spontaneo Trallalero

Vagabondo
(Felmay fy 8129)

Qui si formano i bei concerti; Quarto a-o mà; Mamma dimmi perché; Serenata di Don Giovanni; Di quel visin; Serenatella Proibita; Se vuoi che m’innamori; Pippo non lo sa; La Partenza; Il problema più importante; L’usignuolo; A bonn-a seja; Ma se ghe penso; Scioglilingua; Tiritoc; Vagabondo.

Aside from the mandolin music of Napoli, it seems to be the Genovese Trallalero tradition which most comes to mind (among the people I know), when Italian music is mentioned. This is particularly astonishing when one realises that most people have only ever heard one song by one group - play Sound Clipthe truly incredible La Partenza sung by an unnamed 'group of longshoremen from Genoa', recorded by Diego Carpitella and Alan Lomax in 1954. (The song is one long piece, with no separate verses, so here's the whole thing for those of you who've not heard it before). This single recording appeared on the Columbia World Series LPs (and now on the Lomax Sampler and Rounder Italian Treasury series) and was featured in a radio program Bert Lloyd made in the early 1970s(?). Nonetheless, the aural experience is so extraordinary that no one who heard it seems ever to have forgotten it.

The trallalero tradition is unique in that the usual line-up of tenor, baritone and bass voices is augmented (as you will have just heard) by a male contralto and a man imitating a guitar! It is also unusual in that comprises a traditional repertoire of only around sixty songs, and that it flourished in just one area of one fairly small city, Genova, in Italy's smallest regione, Liguria. The history of the genre is interesting.

Liguria is an odd place, composed almost entirely of the southern side of a range of mountains. The Appennines , the 'backbone of Italy', swing to the west where they meet the continental landmass and join up with the Maritime Alps, forming the northern coastline of the Ligurian Sea. Their feet are in the water except for a few places where, presumably, glacial erosion has created a narrow strip of coastal land. The east-to-west centre-line of the Ligurian Appennines forms the border between Liguria and the neighbouring regione of Piemonte to the north. In the few places where the coastal plain is wide enough there are towns, and Genova, right in the middle, is the largest and most important. The mountain valleys to the north are scattered with small towns and villages - and it is here that the beginnings of the trallalero can be found.

Group harmony singing can be found all over the world and the Ligurian mountain villages are no exception - but the normal form was for a 'first' and 'second' voice (often a tenor and a baritone) to carry the song over a bass accompaniment or drone. In a few areas, a vocal 'guitar' part was added to the accompaniment. A broad repertoire of such songs developed over a long period. Liguria is a poor area for most sorts of agriculture and many villages operated at near subsistence levels whenever the circumstances were less than perfect. Having a city like Genova, rich from trade and commerce from the 11th century through to fairly recent times, acted as a magnet, as all powerful cities do, to the more adventuresome dwellers in the hinterland, and such people flocked to Genova in search of fame and fortune ... bringing their songs with them. For reasons which it would be impossible to fully explain, the polyphonic singing style of the mountain villages found a particular place among the gangs of longshoremen, stevedores and those working in the various metal-working trades which supported the industry of the port. The male contralto part may well have been borrowed from the castrati who formerly sang in the church choirs of the city.

The practice of singing in trallalero groups, or squadre, probably reached its height in the early years of the 20th century, when the bars of Genova's waterfront played host to informal singing on a very regular basis, and formal competitions between the various bands were great social occasions. In the 1920s and '30s it is said that there were over a hundred bands of trallaleri (each from distinct professions as diverse as the bakers and the male nurses) all active in these competitions. Inevitably, by the 1950s such activity had dwindled considerably - not only for the reasons which led to the decline of traditional music throughout the developed world, but also because of the peculiar difficulties in presenting and maintaining the trallalero tradition.

The magic number for trallalero is said to be nine - that is: tenor, contralto, baritone, chitarra ('vocal guitar') and five basses. Many groups were much bigger. Each also required a conductor / leader / music arranger / organiser to keep such a show on the road and up to competition standard. Similarly, regular practices were needed both to maintain standards and train up new singers. It's hardly surprising that trallalero suffered badly in the black years of the mid-20th century - but enough of it struggled on to provide the renaissance of the 1960s with a repertoire and a stylistic model.

I don't know how many bands of trallaleri sing regularly today - I've only come across about five personally - but it should be obvious from the foregoing that to do so even semi-professionally will require that the gigs are very well-paid ... and that implies that the music and performance style must have an appeal across a far wider spectrum of listener than is the case with most traditional musics. Cover pictureThe result has been that most of the groups I've heard have focussed on perfection of sound, and presentation ... the joy, zest and passion of the traditional group you heard a snatch of earlier has been largely lost.

However, there is a group which is not professional and which sings just for the hell of it, and which came together, as their name implies, spontaneously, out of a love of the trallalero repertoire and style. They didn't emerge from the Genovese docklands - and they have a female contræto rather than the traditional male one. They are Gruppo Spontaneo Trallalero, and this is their CD, celebrating their twenty years of singing together. The cover picture, by the way, is a really atmospheric photo of the Genovese waterfront, where so many of the songs heard here originated.

I have to admit to a personal interest here; I have met GST, I have actually sung an approximation of a bass part with them at one of their practices/socials, and Danny and I spent a truly unforgettable evening with them in a superb restaurant in Voltagio, where almost every course was preceded by one of their songs! That's the sort of people they are ... and it shows here on their CD.

play Sound Clipplay Sound ClipWords would be superfluous here - let's just listen to a little of what they do (sound clip, left - Quarto a-o mà). That was a bit of track 2, a song written in 1929, and which became an instant favourite with squadre all over the area. A nice second example would be a snatch of track 11, L'usignuolo (sound clip, right), a song in the o roscigneu dialect, and considered to be part of the ancient repertoire, even though it isn't a true trallalero but an arrangement for a squadra of an old parlour song.

No need to say any more, I think. You can get this lovely CD from Felmay at: www.felmay.it I strongly recommend it.

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I° premio al Festival della canzone dialettale d'autore San Giorgio di Albenga

Il Gruppo Spontaneo Trallalero ha vinto il I° premio al Festival della canzone dialettale d'autore San Giorgio di Albenga con la canzone "Minindé" il cui testo é una poesia di Bruno Rombi musicata da Giuseppe Laruccia. La poesia é in dialetto Tabarchino dell'Isola di San Pietro in Sardegna.


MININDE’
(Parole: Bruno Rombi – Musica: Giuseppe Laruccia)

Tou lì cose u l’è u Minindé
Me sentiva ripete da mé nònna
quand’éa figgo picin e imaginova
che Minindé u fise ‘n’equilibrista
Che u sercova d’anò da-u Padreterno
Cun l’uzu de ‘na scò asè speciole.

Minindé, Minindé pigia a scò e vagni ‘n sé
Minindé, Minindé pigia a scò e vagni ‘n sé
Minindé, Minindé pigia a scò e vagni ‘n sé
Minindé, Minindé m’illudo mi de esse Minindé

                Trallalero

Anche perché u nomme Minindé
u l’àiva quarche còsa d’orientole.
Quande ho descuertu a faccia de l’insettu
dau mantu russu e nàigru che u l’incante
M’illuddu mi de ésse ‘n Minindé
E de puai anò cun ina scò in sé

Minindé, Minindè
Minindé, Minindè

                Trallalero

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COCCINELLA

Ecco lì cosa è il Minindé
Mi sentivo ripetere da mia nonna / quand’ero piccolino e immaginavo / che Coccinella fosse un equilibrista / che cercava d’andar dal Padreterno / con l’uso di una scala assai speciale. /
Coccinella, coccinella prendi la scala e vai in cielo …..
Coccinella, coccinella m’illudo io di essere Coccinella
Anche perché il nome Minindé / aveva qualcosa d’orientale. / Quando ho scoperto la faccia dell’insetto / dal manto rosso e nero che incanta / m’illudo di essere io una coccinella / e di poter il cielo io scalare.

Coccinella …..

 

FB - Folk Bulletin
Anno XIX numero 231

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